STORIA DELL' EX ORFANOTROFIO Dl BRICHERASIO

Gli anni successivi al Risorgimento italiano furono per Bricherasio, città all'imbocco della Val Pellice, un periodo di grande rinnovamento e crescita economica, caratterizzati dalla realizzazione di grandi opere pubbliche come la ferrovia, che da quel momento collegò più agevolmente la cittadina a Pinerolo e successivamente a Torre Pellice. Questa crescita venne accompagnata da una maggiore consapevolezza dei bisogni sociali degli abitanti, anche di quelli più poveri.

Così, anche grazie all'opera di alcuni stimati cittadini, vennero realizzati tre importanti progetti come l'ospedale, l'asilo infantile e l'orfanotrofio femminile.

L'Orfanotrofio fu realizzato grazie all'opera di sensibilizzazione e la raccolta fondi attuata da Don Felice Galli. Figlio del capomastro che aveva innalzato l'attuale campanile di S. Maria, egli dedicò la sua vita all'istruzione della gioventù del paese e fu inoltre coadiutore ed organista della parrocchia, tesoriere delle confraternite religiose e in seguito direttore dell'Ospedale.

L'istituzione benefica dell'Orfanotrofio femminile nacque il 30 ottobre 1882, nella casa lasciata dal suo fondatore per tale scopo, il Cavaliere Giuseppe Brignone, farmacista. Questi era nipote del beneamato Generale e poi Senatore del Regno Filippo Brignone, il quale, distinto nelle Guerre d'Indipendenza italiane, conquistò la fiducia e la stima del Governo e dello stesso Garibaldi. L'Orfanotrofio fu riconosciuto come Ente morale con Regio Decreto dell'8febbraio 1883.

Nel 1885 venne poi acquistata dalla signora Teresa Ceruti la cascina adiacente la strada che conduce dal paese a S. Michele per il prezzo di 17.000 lire, che in seguito a opportune ristrutturazioni fu trasformata nella sede dell'Ospedale di Bricherasio: nel 1906 anche Orfanotrofio venne dunque spostato nell'isolato dell'Ospedale, in un edificio appena costruito per questo scopo.

La gestione era affidata alle suore Giuseppine pinerolesi.

Il nuovo Orfanotrofio era composto da due ampi stanzoni, uno al piano terra che serviva da laboratorio e ricreazione, l'altro da dormitorio comune per le orfane al piano superiore, e infine da altre stanze accessorie. La struttura venne affidata alle cure, come l'Ospedale, delle suore Giuseppine di Pinerolo.

Tuttavia nel secondo dopoguerra l'Orfanotrofio si trovava ad ospitare solo una decina di orfanelle, tutte provenienti da altri comuni, così dal 1964 si decise la sua soppressione.

Con deliberazione n o 48 del 08/1 1/1968 il Consiglio di Amministrazione dell'Orfanotrofio Femminile "Brignone" propose la sua estinzione, per insufficienza di mezzi dell'Ente e la devoluzione del relativo patrimonio al locale Asilo Infantile.

Con Decreto del Presidente della Repubblica in data 13/04/1971 venne dichiarata l'estinzione dell'Orfanotrofio Femminile "Brignone" e devoluto il residuo patrimonio al locale Asilo Infantile.

ln quegli stessi anni la politica sanitaria nazionale si orientò verso la creazione di grossi complessi polifunzionali, così gradualmente l'Ospedale di Bricherasio si trasformò in una casa di riposo, attualmente la Casa di Riposo Madonna della Misericordia, ora Fondazione, così come l'Asilo infantile che intanto nel 1968 era stato spostato dalla sua sede originaria in una nuova struttura, sorta tra l'Ospedale e l'ex Orfanotrofio.

Attuamente l'antico palazzo che ospitò le orfane per più di mezzo secolo è in stato di abbandono.

Durante due brevi parentesi l'immobile fu sede temporanea delle Scuole Medie di Bricherasio e dal 1 991 al 2005 fu stato utilizzato dal Servizio Sanitario dell'U.S.S.L. no 43 per consultori ed ambulatori medici.

Per tale utilizzo l'immobile è stato oggetto di intervento di sistemazione dei locali al piano terreno con modifica dei servizi igienici per il quale sono state rilasciate dal Comune di Bricherasio:

- Concessione Edilizia no 29/91 in data 15/05/1991, notificata in data 10/06/1991, e successiva Concessione Edilizia no 29/91 BIS del 15/04/1992, notificata in data 29/04/1992 per l'esecuzione di varianti alla Concessione Edilizia no 29/91 del 10/06/1991.

 

 

LA STORIA DELLA NASCITA DI CASA RUTH

 

 

“Sembra sempre impossibile, finchè non viene realizzato”
(Nelson Mandela)

                                                                          
Sono una cuneese che prima o poi si trasferirà nel paese di  Bricherasio.
Desidero presentare il mio progetto di coabitazione  che ho in mente  da tempo, e che presto decollerà. L’idea nasce nel 2014, in  quel periodo  feci un colloquio con il saggio arch. prof. Aimaro Oreglia Isola il quale mi incoraggiò ad andare avanti dicendomi: “E’ una buona idea!”.  Trovare un luogo adeguato fu una ricerca lunga e faticosa; in Bricherasio individuai la struttura, un vecchio edificio un ex orfanotrofio in stato di abbandono che rispondeva alle esigenze del progetto.  Il Comune , nella persona del sindaco Ilario Merlo, costituì un altro  incontro fortunato, appoggiò l’iniziativa e   cominciò così un lungo iter burocratico che consentì l’inizio dei lavori nel mese di marzo del 2019. Il progetto di restauro e rifunzionalizzazione è stato affidato all’  arch. prof. Aimaro Oreglia Isola e al figlio arch. Saverio Oreglia Isola dello studio Isolarchitetti di Torino, il geometra Franco Bocco è stato designato quale direttore coordinatore dei lavori.
Nel 2017 ho creato la Fondazione Casa Ruth , di cui sono Presidente.
Sto realizzando Casa Ruth, costituita da unità abitative autonome con servizi in comune, otto mini appartamenti  monolocali e bilocali a cui si aggiungono spazi comuni esterni ed interni; essa è destinata a persone sole o a coppie (di età compresa tra i 60 e i 75 anni), che intendono condividere la filosofia del cohousing. “Cohousing” - abitazione condivisa - ossia una nuova soluzione abitativa di ispirazione nord europea.
Con le mie risorse personali (frutto del lavoro di una vita, mio e dei miei genitori) è in atto la ristrutturazione dell’immobile il quale diventerà un modello abitativo pionieristico per persone che, ad un certo punto della vita, dopo aver assolto i compiti parentali e raggiunto il pensionamento oppure in seguito alla morte del partner, intendono condividere la terza fase della vita in un clima di rispetto, di amicizia, all’insegna del principio “I care” che si fonda sul buon vicinato, presupposto vecchio come il mondo che, a mio avviso, dovremmo recuperare.
Ho 70 anni, da tempo mi interrogavo su come vivere in modo più umano, con meno solitudine. La terza età presenta delle fragilità in più, ma in una situazione un po’ protetta, queste possono essere contenute e attraversate. La terza fase della vita, come l’adolescenza, a mio avviso, hanno in comune delle potenzialità, delle paure, delle solitudini; coabitando le persone possono ritrovare una serenità maggiore ed affrontare così l’invecchiamento in una  soluzione abitativa di nuovo “studentato”.
E’ stato per me un sogno coltivare questo progetto di vita, credo sia necessario “attrezzarsi in tempo”, per poter vivere  la terza età non all’insegna dell’emergenza ma in serenità e condivisione.
A tutti noi che osiamo sognare e cerchiamo “orizzonti nuovi” ……… tra utopia e realtà si parte!

 

 Bagnolo, 18 dicembre 2019

  

  

 

LA RISTRUTTURAZIONE

 

I lavori di restauro e rifunzionalizzazione dell’ex orfanotrofio, immobile sito in via Bell Ville 4 a Bricherasio, da destinarsi a Cohousing sono stati ultimati nell’ottobre 2020....